AMANTE IRREGOLARE


Guardavo in strada, con gli occhi fissi sul muro di fronte e cercavo una risposta.
La musica di Erik Satie appesantiva ed allietava contemporaneamente quelle ore soffocanti e dolci facendo diventare ancora più morboso l’attaccamento a quel volto.
Volevo solo essere vergognosamente sensuale mobilitando al massimo i sensi. Volevo solo osservare intensamente l’altro ed ascoltare ogni suo suono.
Cercavo solo un’amabile Violenza: L’amore fisico…quello è impossibile senza di essa.
Mi chiedevo se fossi fatta anche io per avere un marito, dei figli…avevo la malsana sensazione che non sarei mai stata felice in questa terra, non mi sentivo una donna reale, forse non ero fatta per stare chiusa in quella stanza ad aspettare un gesto e ad illudermi di completare qualcosa che fuori da queste mura era già completa senza me.
L’euforia e l’eccitamento dei primi periodi mi avevano teso una trappola dalla quale non riuscivo più a liberarmi. Era incastrato nelle mie cervella con una forza disumana, e non riuscivo a staccarlo di dosso. Unico pensiero fisso. Sempre.

Ero irrequieta, isterica, depressa, debole.

Forse però, è proprio il debole che in certe situazioni deve essere forte e andar via quando il forte è troppo debole per poter fargli del male.
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